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Nicola Marco Camedda

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Nevis Menegatti
Non solo Fantascienza. Oggi, nello "Spazio autori" vi propongo l’intervista a una giovane autrice che ha esordito con un romanzo di genere Urban Fantasy e Horror. Vi presento, Nevis Menegatti.

1 – Ciao Nevis, raccontaci del tuo esordio come scrittrice, cosa ti ha spinto a iniziare questa esperienza?

Ciao! Volete la storia lunga o quella breve ma intensa? Scherzi a parte, non credo che nel mio caso si possa parlare di “esordio” letterario. Scrivo da sempre. Avete presente i piccoli quaderni delle scuole medie? Quelli monocolore e quasi tascabili che solitamente vengono utilizzati per materie come geometria e religione? Ecco. Ne riempivo quasi uno alla settimana, stilando a due mani un’avventura improntata sulla falsa riga de “Il Signore degli Anelli”, letto due volte quando avevo poco più di dieci anni.
Scrivere mi piaceva, mi appassionava e faceva sognare. Sono passata dai quadernetti ai fogli volanti, che puntualmente portavo nella fedele borsa a tracolla anche durante le uscite con le amiche. Poi è arrivato il primo laptop: un mattone talmente pesante da poter essere considerato arma impropria, senza il quale non avrei mai smesso di perdere pagine lungo la via.
Prima di un lutto in famiglia che mi colpì pesantemente, scrivere era un hobby divertente, un modo per evadere da scuola e compiti, per vivere la mia personale avventura con personaggi già esistenti, al limite- anzi, no: si trattava proprio di fan-fiction. Poi sono arrivati i giorni bui e con essi la viscerale necessità di imparare nuovamente a comunicare ed aprirmi ad un mondo da cui mi stavo pericolosamente allontanando.
Possiamo quindi dire che è stata la necessità di tornare ad apprezzare la vita ed amarne le possibilità ciò che mi ha spinto a scrivere per davvero e condividere le mie idee con gli altri.


2 - Parlaci di “Alabaster. Guerra I”, il tuo romanzo di esordio. Raccontaci come è nata l’idea, come si è sviluppata la lavorazione e infine la pubblicazione.

Alabaster è nato sui banchi di scuola. Mi era stato da poco rivelato il finale della famosa saga di Twilight che, a parer mio ovviamente, avrebbe potuto finire in maniera più movimentata. Anche dopo aver letto l’ultimo tomo della quadrilogia non potevo fare altro che sentire la mancanza di azione vera e propria; quella che cambia le vite dei personaggi seguendo le leggi di causa ed effetto e di una conseguenza per ogni azione e decisione presa.
Ho intrapreso la stesura del mio testo per saziare il senso di mancanza di “quel qualcosa” causato dal finale di Breaking Dawn. Un capriccio personale? Sicuramente sì, tuttavia una sera le bozze finirono in mano a delle accanite lettrici della saga. Fu allora che mi resi conto del potenziale della storia stessa.
Così comincio il viaggio che ha portato la quadrilogia dalla carta a quasi seicento pagine di word, fino alla pubblicazione. Ti dirò la verità: non è stato un viaggio facile non tanto per la mancanza di idee, quanto per la difficoltà di mantenere la coerenza di tutti i personaggi lungo l’intero arco della storia senza penalizzarne la trama.
Una volta completato, l’embrione del libro è stato portato alla visione di un professore della Scuola di Scrittura Creativa Drumas; ho frequentato i loro corsi per due anni e, grazie a quello che ho appreso sui loro banchi, ho sistemato il manoscritto a trecentosessanta gradi, rendendolo pronto per la proposta editoriale.
Pubblicare non è stato facile a causa dell’enorme quantità di manoscritti dalla simile tematica dei quali le CE non a pagamento erano sommerse all’epoca. Alabaster doveva vedersela non solo con l’ombra del successo cartaceo e cinematografico della Mayer ma anche con un numero esoso di “brutte copie” della saga stessa, scritte da penne in erba. Per farti intendere la magnitudine della faccenda, è capitato più volte che il libro venisse scartato solamente per la presenza al suo interno di vampiri e licantropi, sebbene non vi fossero elementi nella trama che potessero ricondurre alla saga di Twilight e la storia non fosse incentrata sul potenziale romance che avrebbe potuto svilupparsi fra i personaggi.
Come puoi immaginare, alla lunga avevo quasi perso le speranze. Poi, la svolta! Mi sentii con un mio amico bulgaro. Fu lui a costringermi a fare un ultimo giro di invii, dicendo che se almeno una delle case editrici in lista avesse preso in visione il libro gli avrei dovuto offrire un caffè.
Tre giorni dopo, Francesca Pagano di WriteUp mi chiama al cellulare, entusiasta. Nonostante avesse storto il naso per lo stesso motivo che ha spinto tante CE a declinare Alabaster, la santa donna ha comunque voluto leggere i primi capitoli, finendo per divorare l’intero manoscritto nel giro di un paio di giorni.
Insomma- devo la mia pubblicazione ad una scommessa ed a una tazza di caffè!


3 - Il tuo romanzo appartiene a una saga? Ti va di raccontarci in cosa consiste questo progetto?

Alabaster è una quadrilogia che vuole scardinare il concetto di luce ed ombra, di Bene e Male come entità prestabilite a lettere capitali, spesso e volentieri stereotipate ed adattate a ricoprire un ruolo fondamentale ed immutabile nella trama di un libro.
Mi è capitato tante volte di farmi domande su molti personaggi che, messi in situazioni particolari o con un certo background alle spalle, sono stati forzati da regista o scrittore per il bene maggiore della trama. Sono fermamente convinta che un buon testo sia tale quando nella mente di chi lo scrive v'è solamente un'idea generale di ciò che dovrebbe succedere; tocca ai personaggi ed al loro carattere scrivere il resto.
Seguendo questa regola, i quattro libri hanno colpito i lettori per il modo sottile di mettere enfasi su come in ogni persona esista sia il bene che il male. Qualsiasi protagonista di allineamento buono ha tenebre nel cuore, difetti e paure, proprio come gli antagonisti non solo agiscono per una ragione, ma una parte di bontà è presente anche in loro.

Il ciclo narrativo comincia con la storia di una ragazza che, dopo aver sempre vissuto negli agi e nella ricchezza, a causa di un cattivo investimento del padre si vede costretta a rinunciare a tutto ciò che aveva, istruzione compresa. Cambia il suo stile di vita e si trasferisce presso la casa del suo fratello adottivo per non sentirsi un peso nei confronti dei suoi genitori, affogati fino al collo nei debiti.
È a Galway, presso la libreria indipendente di una catena privata dove ha trovato impiego, che incontra un uomo misterioso, bellissimo quanto freddo ed arrogante, che non potrebbe essere considerato parente del principe azzurro nemmeno alla lontana. Da quel giorno la sua vita cambia. Si ritroverà contesa fra due fazioni organizzate e militarizzate, strappata alla sua vita, strattonata e costretta ad ingerire una bugia bianca dopo l'altra senza rendersi conto di quanto, a volte, l'ignoranza sia una benedizione piuttosto che una colpa.
Non si può però dire che la narrazione sia interamente concentrata su di lei, anzi. Il fatto che il secondo volume narri una situazione opposta rispetto a quella vissuta da Eleanor e che entrambi i protagonisti si ritrovano a subire le angherie di un fato apocalittico che difficilmente potranno cambiare dice molto sulla saga stessa.
Alabaster è una scala di grigi dove anche le stelle della storia possono smettere di brillare, trasformandosi in un buco nero per tutti coloro che le circondano.


4 - Quali sono le tue maggiori fonti di ispirazione (non solo letteraria, ma eventualmente anche visiva, cinematografica, ecc)?

Per quanto Alabaster non sia ispirato a nessuna opera in particolare, ha preso vita tra la lettura de "Il vampiro Marius" di Anne Rice e quella molto più leggera e spensierata di "Vampire Knights", un manga particolare per la trama accattivante nonostante si svolgesse in una accademia scolastica privata, un setting molto in voga in Giappone. Con il senno di poi, rivedo un po' dell'austeritá e regalità di Marius nel vampiro co-protagonista del primo volume della saga, per quanto i due personaggi hanno tanto in comune quanto sono diversi fra loro.
Per quanto riguarda la scelta di ambientare Alabaster ai giorni nostri piuttosto che in un altra epoca futura o passata che mi avrebbe dato più libertà, ho apprezzato il film "Underworld", con i suoi colori freddi e temi cupi che nulla avevano a che spartire con romance melenso del quale all'epoca avevo letto anche d'avanzo.


5 - Quali sono i tuoi autori preferiti? Esistono scrittori e scrittrici che ti hanno particolarmente influenzato o ispirato?

Direi di sì! Come penso tu possa intuire da quanto detto prima, Anne Rice è assolutamente una penna che apprezzo moltissimo per la sua capacità di scrivere di personaggi maschili e fuori dagli schemi classici, vedisi Lestat, Armand e, appunto, Marius.
Senza Tolkien ed il Silmarillion, regalatomi da giovanissima da mio padre (un sadico che ovviamente non aveva idea della complessità del testo, ma vogliamogli bene lo stesso!), non avrei cominciato a leggere tutti i libri possibili ed immaginabili che narravano di elfi e compagnia bella, perdendo perle come "l'ultimo elfo" e la saga de "La guerra degli elfi". C'è stato poi Christopher Paolini con Eragon (non per nulla il mio cane si chiama proprio cosi!) e la Rowling.
Autrice meno conosciuta in quanto di nicchia, ma sicuramente nella mia top ten, è Christie Golden, scrittrice per la Blizzard Entertainment. Dai suoi libri non mi stacco fino a quando non so o arrivata all'ultima pagina.


6 - La tua opera è chiaramente influenzata da elementi Fantasy e Horror tradizionali inseriti in un contesto contemporaneo. Cosa ti ha spinto a far vivere nei giorni nostri dei personaggi legati al mito e alla tradizione?

Alabaster era nato come storiella atta a soddisfare il bisogno lasciato dal finale con potenziale non sfruttato della saga di Twilight, pertanto già dalle sue origini il testo era impostato per svolgersi in tempi recenti. Ciò che ha consolidato la trama è stato il desiderio di dare una chiave di lettura diversa al mondo odierno, oltre alla chance di permettere ai lettori di visitare personalmente le bellezze dei luoghi in cui si svolge la storia narrata nelle pagine dei quattro volumi. Mentre il primo si dipana tra Irlanda ed Inghilterra, infatti, il secondo prende interamente piede nella nostra penisola italica, toccando luoghi suggestivi quali il Trentino Alto Adige, il Veneto, la Baviera e il Lazio.
Un tributo ai nostri territori, perché non è necessario evadere dalla nostra realtà per sognare.


7 - In cosa consiste il tuo processo di scrittura? Segui un modello o qualche schema prestabilito?

Solitamente le idee mi vengono di notte fonda, spesso e volentieri quando sto per addormentarmi. Rigirandomi fra le coperte non riesco a chiudere occhio fino a quando non metto tutto su carta. Afferro uno dei miei tanti quaderni di appunti e scrivo tutto quello che mi passa per la testa. Solo poi, la mattina dopo e a mente più lucida, costruisco una scaletta vera e propria e, una volta completata questa, faccio una tabelal in cui ogni rettangolo è riservato ad un specifico capitolo, caratterizzato da poche frasi ed eventi chiave.
Una volta che l’idea è consolidata, passo alla creazione dei personaggi. Questo è un processo molto più lungo in quanto ho a cuore che ognuno di questi sia perfetto nella sua interezza. Voglio che abbiano una storia, un passato, un ipotetico futuro, difetti, pregi e vizi- l’unico problema è che tanta puntigliosità a volte vede i personaggi alterare la trama stessa, vuoi perché non si comporterebbero mai in una determinata maniera o perché sarebbero più propensi a prendere una decisione differente piuttosto che quella che mi farebbe comodo per il proseguimento della storia. Quando succede ciò, preferisco alterare il corso della narrazione piuttosto che rendere incoerenti coloro che la vivono; un mal di testa che alla fine, però, ripaga sempre.


8 - Al di là degli aspetti legati alla fiction e all’intrattenimento, esistono nella tua opera dei richiami a tematiche reali, vicine al mondo in cui viviamo?

Direi di sì. Alabaster mette spesso in luce tematiche quali l’importanza delle così dette menzogne bianche nel rapporto interpersonale, in netta contrapposizione all’omertà che tutti noi subiamo ogni giorno in una maniera o nell’altra, non per forza dalle autorità ma anche dalle persone che ci stanno vicine.
Tratta quindi della lotta della persona comune contro ciò che vorrebbe sapere per principio, curiosità o testardaggine, contro l’istinto di autoconservazione ed il timore di rapportarsi con verità scomode che potrebbero farci soffrire, elaborando su quanto un individuo sia in grado di perdonare, mettere da parte, dimenticare o accettare.
Un’altra tematica espressa nel libro è il comportamento“di gregge”delle masse, ovvero la tendenza di molti di dare eccessivo peso a ciò che dicono gli altri, di omologarsi riguardo credenze, paure ed il rapporto con l’ignoto, con lo straniero e con ciò che non conosciamo, risaltando l’ipocrisia dell’uno che, per comodità, diletto, ignoranza o pigrizia, fa dell’erba un fascio.


9 - Oltre a essere una scrittrice, ti occupi anche di illustrazione. Parlaci di questa attività, sei influenzata anche in questo caso dal Fantasy e dalle tematiche che ispirano la tua scrittura?

Quand’ero piccola volevo frequentare la scuola d’arte. Amavo i colori, adoravo come questi si univano su un foglio di carta per ritrarre un’immagine che nessun altro poteva vedere. Purtroppo, sciocca io, mi sono fatta influenzare dai consigli d’orientamento delle mie professoresse, le quali sottolineavano come gli sbocchi professionali nel mondo dell’arte fossero pressoché nulli.
Detto tra ma, te ed i lettori, non essere andata al liceo artistico è con tutta probabilità il mio più grande rimpianto. Smisi di disegnare, pitturare e scarabocchiare per imparare le lingue ed il latino, riscoprendo le bellezze di tempere, acquarelli e matite solamente quattro anni fa.
Volevo un’immagine che ritraesse uno dei miei personaggi ma non trovavo un artista che fosse a portata delle mie tasche o corrispondesse alle mie aspettative. Per un anno mi sono appoggiata ad una FANTASTICA professionista russa, l’unica che riusciva a cogliere l’anima di ciò che desideravo e farla trapelare ad un prezzo abbordabile. Poi- il disastro: lei ha smesso di disegnare in digitale e… be’. Sai come si dice? Quando l’acqua è troppo alta, o si impara a nuotare, o si annega.
Io decisi di imparare a nuotare.
Di lì a poco non solo ripresi la mano ma mi ritrovai sommersa di richieste grafiche, convertendomi in tutto e per tutto al digital painting un anno e mezzo fa, massimo due circa, ed il bello di tutto ciò è quanto naturale l’evoluzione stilistica è stata.
Tutto questo papiro per dare un accorato consiglio a chi sta leggendo: a prescindere da quello che vi dicono gli altri, fate del bene a voi stessi e non fatevi influenzare dall’opinione altrui. Con ponderazione e senno di poi, pensate con la vostra testa.


11 - Se dovessi rivolgerti a chi ancora non ha avuto modo di leggere il tuo libro: cosa trova un lettore nelle storie che ami raccontare? Cosa bisogna aspettarsi da “Alabaster. Guerra I”?

Se dovessi riassumere tutto in una riga o poco più, direi: tanta azione, scene di combattimento campali e ben descritte, personaggi a tutto tondo, odio carnale e sentimenti non melensi.
Il libro ha un ritmo giusto, da peso ad ogni singola scena, descritta in maniera visiva, senza rallentarla. Sono pagine le quali descrizioni sono state studiate per fornire al lettore un’immagine precisa del luogo in cui prende piede la narrazione, così come i personaggi sono dettagliati sia fisicamente che psicologicamente. Che si parli di vampiri, licantropi o creature misteriose, ci si rende conto di quanto sia facile immedesimarsi in loro a causa delle pecche e dei pregi che li caratterizzano. Sono infatti questi a renderli umani e vicini a noi.
Per quanto riguarda l’azione, ho sofferto molto della lentezza e della staticità dei libri letti durante la stesura di Alabaster, che invece celebra l’azione in ogni sua forma, dal movimento delle mani di un personaggio agli scontri fisici e cruenti fra fazioni avverse. Esalta le sfumature dell’animo ed evita a tutti un po’ di diabete, sebbene il manoscritto non sia esente da momenti intensi e piccanti.


12 - A quale progetto stai lavorando in questo momento? Cosa bolle in pentola?

Per la testa ho un nuovo urban fantasy la cui trama mi sta tormentando per via della sfida personale che questa rappresenta. Voglio riuscire a trovare l’equilibrio fra il romanzo rosa trito e ritrito e l’epicità della magia arcana alla Dungeons&Dragons. Quella bella, quella complessa, quella difficile da dominare, dove un singolo errore di calcolo ed esecuzione potrebbe causare la morte dell’individuo che la utilizza. So già che diventerò matta e remerò controcorrente ma se non mi rendo la vita difficile non sono contenta!
Poi c’è Hyle’s Homen: un distopico fantasy post apocalittico che prende piede nelle profondità più remote del nostro universo, in un tempo talmente lontano dal nostro da essere fuori scala. Protagonista maschile, adulto, alle prese con un handicap fisico che lo vede refrattario agli Elementi, unica arma contro un esercito interstellare che minaccia di divorare ogni civiltà e ridurla in schiavitù.
Insomma- che ti devo dire più di così? Ai miei personaggi voglio proprio del male~!|


13 - Grazie per la tua disponibilità per quest’intervista. Chiudiamo con un messaggio aperto a tutte le persone in ascolto: qual è il modo migliore per restare aggiornati sui tuoi lavori, le tue attività, e per poterti contattare?

Grazie a te, anzi! Gentilissimo per avermi offerto questa opportunità!

Cari lettori: credete in quello che sapete fare e se volete fare qualcosa, attivatevi perché l’impossibile diventi possibile. Al momento sto seguendo dei laboratori di scrittura per scuole medie ed è MOLTO probabile (l’editrice vuole così!) che metterò in piedi un corso di scrittura creativa online gratuito, quindi… stay tuned!

Per qualsiasi domanda, consiglio o chiacchiera mi trovate su Instagram (@nevis_menegatti), Facebook e DeviantArt (Skullcandister). Mento alto, sempre dritto!


Alabaster - Nevis Menegatti